Oggi, giovedì 11 dicembre, il quotidiano La Stampa non è in edicola. La decisione è clamorosa perchè avviene nel giorno in cui è fissata la visita al giornale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per portare solidarietà alla redazione dopo l’incivile intrusione di teppisti della settimana precedente.
La Stampa oggi non c’è perchè ieri John Elkann, presidente di Gedi (editore del quotidiano) ha annunciato ufficialmente la prossima vendita del giornale al potente Gruppo greco Antenna Uno, dell’imprenditore Theo Kyriakou, che è soprattutto interessato a Repubblica. Per cederla l’ultimo discendente di Casa Agnelli gli impone di acquisire l’intero pacchetto editoriale di Gedi, del quale fanno parte alcune importanti radio e i quotidiani La Stampa e Huffington Post. Questi giornali non pare però rientrino nell’interesse del gruppo greco. Quale futuro avranno? Soprattutto che fine farà La Stampa, storico e glorioso quotidiano torinese fondato il 9 febbraio 1867, come testata Gazzetta Piemontese? A causa di questa incertezza sul destino futuro, il Comitato di Redazione ha deciso di reagire immediatamente e di sospendere sin da subito la pubblicazione. Una scelta difficile e dolorosa vista anche l’annunciata visita di Mattarella.
Con Elkann tramonta lo stile sabaudo
Una riflessione su tutte. John Elkann sta smantellando l’impero industriale creato dalla famiglia Agnelli, avvenuto con il concorso attivo dell’intera comunità torinese, anzi piemontese, che ha favorito in svariati modi la sua affermazione e crescita. Tutta questa realtà ora cade, e pezzo dopo pezzo viene ceduta senza preoccuparsi delle conseguenze di tali scelte. Decisioni imprenditoriali discutibili, ma legittime, che arrivano dopo la disgregazione della famiglia (con le note e aspre vicende giudiziarie con la mamma Margherita), che lasciano stupore e delusione, anche per il modo con cui vengono prese e con i tempi con cui vengono annunciate. Si parlava ormai da mesi della vendita de La Stampa, c’era bisogno di annunciarla (visto che si concretizzerà a metà gennaio) poche ore prima della visita del Presidente della Repubblica? Pensiamo di no! Oltre alle società se n’è andato anche lo stile sabaudo. E questa è la perdita più profonda e dolorosa.



