C’è grande interesse per la prossima pubblicazione di «Morte e destino» di Georg Simmel, da parte dalla casa editrice torinese Aragno. Questo volume, curato da Mauro Cascio con Giovanni Balducci e con un saggio introduttivo di Antonio De Simone, raccoglie due testi fondamentali: Metafisica della morte (1910) e Il problema del destino (1913).
Un cambio di paradigma
In un’intervista, Mauro Cascio sottolinea come sia necessario superare gli schemi empirici tradizionali. Egli afferma che il positivismo riduce la realtà a oggetti tangibili, ignorando l’importanza della soggettività. La vera comprensione del mondo e di Dio, secondo Cascio, richiede un’esplorazione interiore, una coscienza attiva che va oltre la mera osservazione esterna. Cascio critica non tanto la teologia in sé, ma una sua forma rigida, ancorata a narrazioni romantiche e poco aperta a nuove interpretazioni. Egli evidenzia che la comprensione di Dio, in particolare quello di Abramo, richiede un approccio concettuale profondo, piuttosto che un’adesione a semplici dogmi.
L’attualità di Simmel
La rilevanza di Simmel oggi risiede nella sua capacità di affrontare i limiti della conoscenza umana. Qui vi tutta la sua potenza sociologica, se la sociologia è lo studio scientifico delle interazioni sociali, delle strutture e della cultura. Significativo a questo punto è l’apporto di Giovanni Balducci che proprio recentemente ha curato un’importante edizione critica de La sociologia e il suo dominio di Émile Durkheim. I fatti sociali sono esterni all’individuo, ma esercitano una forza tale da condizionarne l’agire. Vale per i costumi tradizionali, “anche quando non hanno nulla di religioso o morale, le feste, gli usi, le mode” che in qualche modo sono tutelate da svariate sanzioni contro i tentativi di ribellione individuale. Anche la l’organizzazione economica ci è imposta da una “necessità imperativa”.
La funzione del filosofo
Chiaro però che in «Morte e destino» la partita è tutta teoretica. E qui ci va ancora Cascio che negli ultimi anni si è speso negli studi hegeliani. Ci si è illusi che la post-metafisica e la post-verità avessero messo definitivamente in soffitta le domande ultime e le risposte possibili, in realtà il contemporaneo ci ha fatto vedere quanto importante sia tornare indietro, mostrandosi in tutta la sua insipienza. La grande cultura serve a questo, anche: uscire dalle aule universitarie e confrontarsi con la vita. In questo senso la “chiarificazione esistenziale”, tanto cara al filosofo pontino che ha inteso percorrerla da tutti i lati, studiando e analizzando le esperienze sapienziali e religiose dell’Occidente.
Il cristianesimo
Un ruolo importante lo ha appunto, il cristianesimo, qui inteso come “rappresentazione” teoretica, cioè, letteralmente, di messa in scena. La fede, per San Paolo, è qualcosa di complesso, e chiaro che l’annuncio vada annunciato con senno e consapevolezza. La si dovrà difendere, diceva, e per farlo bisogna sapere cosa fare e come fare. La riflessione di Simmel, che cita Hegel nel suo passaggio più significativo, è cruciale e funzionale ad una sicurezza argomentativa che oggi il fedele medio non ha più. Anche a questo serve la filosofia.



