Referendum giustizia nessun vincitore sconfitte le tifoserie politiche

di professor Gianluca Ruggiero

Il referendum “confermativo” sulla riforma costituzionale della magistratura ha visto una decisa prevalenza del NO sulle ragioni proposte dalla maggioranza di Governo. Non penso però che ci siano stati vinti o vincitori, anzi: si è persa un’occasione importante per intervenire su taluno degli aspetti più delicati degli equilibri istituzionali, e lo si è fatto male per due ragioni fondamentali.

La prima è che la legge costituzionale presentava dei grossi difetti tecnici, fra i quali il mancato raccordo fra le norme esistenti non abrogate e le nuove, soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra l’Alta corte disciplinare e il CSM. In altri termini, si lasciava in vita l’art. 107 della Costituzione che prevede l’esercizio del potere disciplinare in capo al consiglio superiore della magistratura e, contemporaneamente si istituisce la corte di giustizia con potere analogo. Con la conseguenza di dover investire, di volta in volta, la Corte costituzionale per chiedere di dirimere un conflitto di attribuzioni: una riforma che sarebbe nata paralizzata.

Il sorteggio: bene per quanto riguarda i magistrati, meno bene per quanto riguarda la sorteggiabilità dei c.d. “laici”, da farsi sulla base di una lista precompilata da parte del Parlamento in seduta comune: un sorteggio/nomina, per essere precisi fino in fondo.

Come si concilia, infine, la tanto sbandierata separazione delle carriere, con la possibilità, da parte di un pubblico ministero con almeno quindici anni di servizio, ai sensi dell’art. 106 Cost., come modificato dalla proposta riforma, di poter chiedere al CSM (a quale dei due, poi?) di diventare giudice di Cassazione?

La seconda è che tutte queste rilevanti criticità non sono state sufficientemente evidenziate al pubblico (se ne è parlato solo sulle riviste specializzate, inaccessibili ai più) da parte degli stesso sostenitori del NO, i quali hanno ripiegato su suggestioni circa la sottoposizione dei PM al potere politico, alla creazione di un super pubblico ministero, all’indebolimento dell’indipendenza del giudice et similia.

Errori dei sostenitori del SI

I sostenitori del SÌ hanno, dal canto loro, completamente sviato l’attenzione del pubblico verso i casi di mala giustizia, invocando episodi drammatici di cittadini ingiustamente accusati se non addirittura perseguitati, dovuti ad un deficit di autonomia della libertà del giudice, condizionata dal fatto di appartenere, con il pubblico ministero allo stesso ordine (da qui la separazione delle carriere), concentrandosi sugli scarsi esiti dei procedimenti disciplinari che, salvo rarissime eccezioni, si sono conclusi con sanzioni blande se non addirittura concretamente inesistenti.

Tutto vero, ma decisamente estraneo alla legge costituzionale che, lo si ripete, non era una riforma della giustizia ma una riforma della magistratura, la quale avrebbe dovuto concentrarsi solo sull’eliminazione del c.d. “correntismo”, ed invece è straripata in un tentativo, maldestro e male attrezzato, di riformare più vasti settori.

Né i sostenitori del NO né i sostenitori del SÌ sono stati in grado di offrire una spiegazione tecnica dei quesiti referendari, preferendo buttarla “in caciara”, dando la parola a soggetti improbabili (saltimbanco e giocolieri) improvvisamente diventati giuristi, accusandosi gli uni con gli altri di voler sovvertire l’ordine democratico.

Si lasciano le cose come stanno

Il popolo, disorientato, ha reagito, al di là delle tifoserie di destra e di sinistra, decidendo che è meglio lasciare le cose come stanno (e non è che stiano bene), nell’attesa che qualcuno che sappia dove e come “mettere le mani” (non quelli che sinora hanno infestato i social e le tribune) venga incaricato dal potere politico di farlo, sufficiente essendo una legge ordinaria che riveda profondamente l’ordinamento giudiziario, il funzionamento del CSM e che punti a dare finalmente attuazione all’art. 111 della Costituzione sul “giusto processo”, del quale tanto si è parlato in questi mesi, senza che qualcuno si fosse ricordato di dire che era già stato inserito, con legge di riforma costituzionale, nel lontano 1999.

A mio giudizio hanno vinto i cittadini stanchi della pochezza di quelli del NO e di quelli del SÌ.

stampa sera
Redazione

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