Torino fa rivivere Rosa Gallesio Girola in un giardino

Una piccola oasi nel traffico intenso che attraversa corso Unione Sovietica e corso Cosenza, da questa mattina può vantare di ricordare una figura femminile di spicco del Novecento torinese.

Si è infatti svolta la cerimonia per intitolare ad Anna Rosa Gallesio Girola il giardino posto all’incrocio fra le due arterie viarie della Circoscrizione 2, nel quartiere Santa Rita, al confine con Mirafiori.

Durante la cerimonia sono intervenuti: Maria Grazia Grippo presidente del Consiglio comunale, Luca Rolandi presidente della Circoscrizione 2, Elide Tisi presidente dell’Associazione Consiglieri emeriti della Città di Torino e Paolo Girola figlio di Anna Rosa. Erano inoltre presenti numerose autorità, fra i quali: Jacopo Suppo vicesindaco della Città metropolitana, Mauro Belliardo sindaco di Calliano Monferrato, Stefano Tallia presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte.

Tutti, hanno voluto in qualche modo significare la qualità delle azioni di Anna Rosa Gallesio. Così Maria Grazia Grippo, che ne ha riconosciuto l’alto profilo e i valori incarnati di libertà e giustizia sociale, scolpiti nella Costituzione, che nel corso della sua vita ha saputo prima conquistare e poi difendere. Risulta perfino necessario, per la presidente del Consiglio, che questa intitolazione aiuti la città a riappropriarsi con consapevolezza delle “nostre madri nobili”, mai abbastanza riconosciute per i loro meriti. Grippo ha poi definito Gallesio donna rigorosa che ha saputo dare sostanza, con il suo impegno pubblico, alla lotta per l’emancipazione femminile a cui oggi diamo riconoscimento attraverso la memoria. Che passa anche dagli spazi urbani e pubblici che possono servire ad alimentare quella memoria.

Il commosso ricordo del figlio Paolo Girola

Infine il ricordo del figlio Paolo Girola che, fra aneddoti sulla vita familiare e memoria storica, ha sottolineato le qualità della madre: determinata, equilibrata, capace di relazionarsi con il prossimo con la stessa premurosa attenzione qualsiasi persona si trovasse davanti. La più grande passione, il giornalismo, dal 1962 a La Stampa per scrivere di cronaca sindacale, all’inizio della sua carriera s’intrecciò con l’impegno nella Resistenza, sulle tracce del padre, morto per le conseguenze di un pestaggio fascista. E a proposito della Resistenza, un impegno fatto di paura e tanta voglia di pace, la madre diceva: “E’ una cosa che andava fatta, speriamo non succeda mai più”. Per il figlio Paolo, un’esperienza, fatta insieme ad altre donne coraggiose, forse troppo sottovalutata.

stampa sera
Redazione

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