Tra Scienza e Aldilà: intervista ad Antonello Romagna sulla Trilogia “L’uomo del futuro”

Con l'uscita di ANGEL, Antonello Romagna conclude la trilogia L'uomo del futuro e racconta come scienza, coscienza e metafisica si intreccino in un thriller che esplora il confine tra razionalità e mistero.

Con la pubblicazione di ANGEL, capitolo conclusivo della saga, Antonello Romagna (noto ai lettori come Romagna RAN) mette la parola fine a un progetto letterario ambizioso. La sua trilogia si muove sul confine sottile tra l’indagine empirica e il mistero dell’ignoto. Abbiamo intervistato l’autore per esplorare il cuore filosofico della sua intera opera: la perenne tensione tra il progresso scientifico e la ricerca metafisica.

L’INTERVISTA

D: Antonello, guardando alla tua trilogia nella sua interezza, si nota un filo conduttore netto: i tuoi personaggi non subiscono il paranormale, ma cercano di sezionarlo. Da dove nasce questa necessità di unire una visione razionale all’invisibile?

Antonello Romagna (RAN): Nasce dalla convinzione che la scienza e lo spiritismo non siano due rette parallele destinate a non incontrarsi mai, ma due facce della stessa medaglia: il disperato bisogno umano di comprendere l’ignoto. In tutta la trilogia, a partire da L’uomo del futuro fino all’epilogo, la tensione non deriva da mostri fantastici. Deriva dallo shock intellettuale che si prova quando strumenti razionali, logici e matematici misurano qualcosa che non dovrebbe esistere. I miei protagonisti usano un approccio metodico per mappare l’invisibile. È la mente umana che tenta di colonizzare la metafisica con le armi dell’intelletto.

D: Questa contrapposizione ha radici storiche profonde nei tuoi libri. Nel primo volume la Parigi di fine Ottocento fa da sfondo ideale. Perché proprio quell’epoca?

RAN: Il 25 agosto 1900 a Parigi rappresenta uno spartiacque fondamentale. In quel periodo storico, mentre l’umanità celebrava l’elettricità, il positivismo e il trionfo della tecnica, scienziati e accademici stimati si sedevano attorno ai tavoli dei medium per aprire un dialogo serio con la metafisica. Quell’epoca incarnava la massima fiducia nella scienza e, contemporaneamente, l’esplosione dello spiritismo moderno. Tutta la mia trilogia si nutre di questo cortocircuito: il progresso tecnologico che, invece di cancellare il mistero dell’anima, cerca gli strumenti adatti per dimostrarne l’esistenza.

D: Nel corso dei tre romanzi, la narrazione si evolve. Come si trasforma questa battaglia tra scienza e spirito nei capitoli successivi, fino ad arrivare ad ANGEL?

RAN: Se nel primo romanzo il focus è il legame temporale e la “scoperta” del confine tra la vita e la morte attraverso i misteri di una casa abbandonata, nei capitoli successivi l’indagine si fa più serrata e d’azione. In ANGEL la sfida si sposta direttamente all’interno dei limiti della mente umana. La coscienza diventa il vero laboratorio scientifico. Qui la tecnologia medica e la neurologia moderna tentano di decodificare ciò che per millenni abbiamo chiamato semplicemente “anima” o “spirito”. È un thriller più adrenalinico e a tratti cinematografico, ma la domanda di fondo rimane la stessa: la scienza può spiegare la vita oltre la vita? O esiste un punto in cui la ragione deve arrendersi e lasciare spazio alla pura ricerca metafisica?

D: Questa tensione tra il visibile e l’invisibile non trova mai una risposta definitiva nei tuoi libri, lasciando il lettore con il fiato sospeso. È una scelta deliberata?

RAN: Assolutamente sì. Forzare una risposta significherebbe tradire lo spirito della trilogia. Già nel 1975 Raymond Moody studiava scientificamente le esperienze di premorte (NDE) nel suo saggio Life after Life. Da allora, la scienza ha fatto passi da gigante, eppure il velo non è ancora caduto del tutto. Ai miei lettori non voglio vendere dogmi scientifici né fedi religiose. Voglio regalare il brivido del dubbio. La suspense psicologica dei miei romanzi nasce proprio da questa oscillazione perenne: la paura che la scienza spieghi tutto cinicamente, e il terrore, misto a speranza, che là fuori ci sia qualcosa che la ragione non potrà mai afferrare.

Luca Fiore
Luca Fiore

Nato a Torino, ma di origini romane. Patriota e umanista da sempre. Giornalista, politologo e Ufficiale Commissario del Corpo Militare di Croce Rossa. Appassionato di tematiche storiche e geopolitiche.

Luca Fiore
Luca Fiore
Nato a Torino, ma di origini romane. Patriota e umanista da sempre. Giornalista, politologo e Ufficiale Commissario del Corpo Militare di Croce Rossa. Appassionato di tematiche storiche e geopolitiche.

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