lunedì, 5 Dicembre 2022
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Il generale Di Stasio è il nuovo comandante dei carabinieri di Torino

Nuovo comandante per la legione carabinieri Piemonte e Valla d’Aosta. Questa mattina, infatti, si è svolto l’avvicendamento tra il generale di divisione Aldo Iacobelli e il generale di brigata Antonio Di Stasio.

“Nasciamo a Torino nel 1814” ha detto il nuovo comandate regionale dei carabinieri, “bisogna mantenere alti i valori che hanno sempre rappresentato questa meravigliosa istituzione”. Di Stasio subentra al comando di Iacobelli, che lascia la caserma Bergia dopo circa tre anni.

Di Stasio: “La comunità ha il diritto di vivere tranquillamente”

“La comunità ha tutto il diritto di poter vivere una vita tranquilla e serena in un modo che possa preservarli da qualsiasi forma di criminalità” ha detto Di Stasio, convinto che l’arma debba stare tra la gente. Il nuovo comandante ha parlato anche di criminalità organizzata e non. “Qui l’espressione mafiosa più importante è la ‘ndrangheta, ma a prescindere dal nome i mezzi sono sempre gli stessi. Qualcuno diceva che la mafia si distrugge con un esercito di insegnanti. Bisogna combatterla”, ha affermato Di Stasio, che ha aggiunto: “Il “peccato” non è solo attraverso opere e parole, ma anche omissioni. A volte non vedere è peggio che guardare e non parlare o non fare è peggio ancora. Il nostro dovere è contrastare la criminalità in tutte le sue forme, anche quella che affligge il cittadino mentre passeggia per le vie di queste meravigliose città”.

Il nuovo comandate Antonio Di Stasio

E sugli obiettivi del suo mandato ha sottolineato: “Ho la fortuna di avere otto comandati provinciali e il comandante di Aosta. Nei gruppi interforce e nei tavoli della prefettura loro avranno la competenza per definire insieme ai singoli prefetti quelle che sono le misure di prevenzione”.” Io porterò la mia esperienza maturata nei comandi Foggia, Bari e Palermo – ha concluso Di Stasio – Credo che soltanto insieme si può offrire un lavoro corale ed efficace. Per essere un operatore di giustizia non bisogna indossare una uniforme, ma avere coscienza interiore come per credere in Dio non bisogna essere un sacerdote”.

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