Il nuovo corso politico governativo inaugurato in Venezuela dopo il clamoroso arresto del presidente Maduro ad opera dell’esercito americano, apre prospettive concrete per la liberazione di prigionieri custoditi in modo arbitrario e senza aver affrontato un processo. Tra questi vi è un noto torinese, l’imprenditore Mario Burlò, che dal novembre del 2024 è detenuto nel carcere di El Rodeo I, a una trentina di chilometri dalla capitale Caracas. Negli stessi giorni in Italia la corte di Cassazione lo aveva assolto con formula piena relativamente al caso Carminius, quello legato alla criminalità organizzata presente nell’area di Carmagnola e Moncalieri, ma Burlando risultava irreperibile, al punto da pensare che fosse scomparso. Solamente a distanza di un mese dalla sentenza di assoluzione i familiari riuscirono ad apprendere che era detenuto in una cella venezuelana. Per lui le porte del carcere si erano spalancate a seguito di un controllo, nel corso del quale gli fu contestata una generica accusa di terrorismo. Da allora è stato impossibile contattarlo, ma anche solo avere notizie sulla sua salute e sulle sue condizioni.
E’ nel carcere di Trentini
Per tale motivo i suoi avvocati, i penalisti Maurizio Basile del foro di Torino e Benedetto Marzocchi Buratti di quello di Roma, si sono attivati tramite i canali istituzionali, anche attraverso un esposto alla procura di Roma, per accelerare la liberazione del loro assistito. Ora confidano anche nei diplomatici italiani che operano in Venezuela. Con Burlò, nel medesimo penitenziario, si trova anche Alberto Trentini, l’operatore umanitario di Venezia arrestato arbitrariamente nel novembre 2024 mentre lavorava con l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion.



