Raduno “Toret” negato: decisione incomprensibile del Comune di Torino

Fa discutere il provvedimento con il quale, a partire dal 14 giugno scorso, l’Amministrazione comunale del capoluogo subalpino ha impedito il consueto raduno spontaneo di auto d’epoca, yungtimer e supercars che, ogni domenica, si tiene lungo il controviale di un tratto di Corso Stati Uniti.

Quelli del Toret, così si chiama, affettuosamente, la manifestazione è frutto dell’iniziativa del tutto disinteressata e spassionata di alcuni possessori di dette automobili i quali si ritrovano per condividere esperienze, passioni, impressioni e per ricordare, con la loro presenza, un passato neanche tanto lontano dove l’automobile non era solo un mezzo di trasporto, ma un’emozione, un divertimento, un piacere.

Quanti si sono messi per la prima volta alla guida di una Alfetta del 1972 e, mentre accompagnavano i bambini a scuola, sentivano di vivere un’esperienza sportiva?

Oggi quelle automobili non esistono più ma è rimasto ancorata la convinzione che “auto così non ne fanno più!”. Perche? Perché le auto moderne sono fredde, non hanno sound ma, soprattutto, sono tutte uguali. Questo si sente spesso dire in giro. Ovviamente sono dotate dei più moderni sistemi di sicurezza attiva e passiva, inquinano (un po’) meno ma sono pesanti e dentro hanno poco spazio.

Stupore davanti a gioielli a 4 ruote

Chi non c’è stato non può immaginare lo stupore e il compiacimento davanti ad una Autobianchi A112, ad una Fiat 127, ad un VW Maggiolino, ad una Citroën 2CV fino all’incredibile 500, automobili che hanno fatto la storia dell’automobilismo europeo, soprattutto perché hanno motorizzato i Paesi e i popoli, accorciando distanze e riunendo affetti lontani e, non da ultimo, contribuendo in modo determinante al progresso economico e sociale di tutti.

In particolare Torino è stata la capitale europea dell’industria automobilistica ed è forse giusto che qui si fomentino e sponsorizzino manifestazioni del genere. Perché vietarla? Forse per nascondere che la perdita dell’automotive ha determinato la perdità di identità della Città di Torino? La politica locale ha mai dato risposte a tutto ciò?

E non si ricorra al solito stereotipo secondo cui Mirafiori ha tenuto in scacco la città per decenni, precipitandola nel buio degli agglomerati operai, dai tempi scanditi dal ritmo delle fabbriche, delle lotte sindacali, dal grigiore che ne costituiva la fama fino ad una ventina di anni fa. Torino non era diversa da Milano (che di fabbriche ne aveva e ne ha tante), da Wolfsburg, da Detroit o da Solihull.

Fare automobili, fino agli anni ’90, significava non solo ingegno motoristico ma culto del bello, dell’estetica, del design.

Torino si dimentica della sua storia industriale

Si dimentica troppo spesso che Torino è stata fino all’altro ieri la capitale mondiale del design. Moltissimi costruttori d’auto, italiani e stranieri, si sono rivolti alle “carrozzerie” Torinesi per i loro modelli che sarebbero poi diventati iconici: Vignale, Ghia, Bertone, Pininfarina, Giugiaro.

In Corso Stati Uniti non vi è solo un incontro fra appassionati di motoristica: è un incontro fra cultori di opere d’arte. Dalla Lamborghini Diablo alla Fiat 128, dalla Fiat 124 sport coupè alle Alfa Duetto. Che sotto al cofano ruggisse un 12 cilindri o un bialbero di Arese o un Lampredi, poco importa. Tutti questi prodotti dell’estro ingegneristico italiano (non dimentichiamo il 4 cilindri a V della lancia Fulvia) erano vestiti dai pionieri del design (si pensi al grande Marcello Gandini), che hanno reso Torino un’autentica fucina di gioielli automobilistici.

“Quelli del Toret” è un momento di spensieratezza, di giubilo, dove coloro che vi partecipano dimenticano per qualche ora gli impegni della vita quotidiana, magari condividendo le avventure dei restauri, dove i bambini salgono sulle auto che furono dei loro nonni e di qualche papà non più giovanissimo e più fortunato (si pensi alle Uno e alle Renault 5 Turbo o alla VW Golf GT), si annusano profumi sconosciuti o sepolti dal tempo, ci si riappropria insomma della propria identità di cittadini della capitale della bellezza.

stampa sera
Redazione

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