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Covid, Fondazione Gimbe: stabili i nuovi casi settimanali, ma aumentano i pazienti in terapia intensiva

Dopo due settimane di netto incremento i nuovi casi settimanali sembrano essersi stabilizzati intorno a quota 500 mila, con un incremento dello 0,3% e una media mobile a 7 giorni che rimane ferma intorno ai 72 mila casi. È quanto afferma il monitoraggio della Fondazione Gimbe che ha rilevato nella settimana dal 23 al 29 marzo 2022 una sostanziale stabilità dei nuovi casi di Covid che passano dai 502.773 della settimana scorsa agli attuali 504.487.

Aumenta l’occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid in area medica (+7%), così come in terapia intensiva (+8.6%) dove si registra un’inversione di tendenza dopo un periodo in calo. Stabili i decessi che negli ultimi sette giorni sono stati 953. “Di fatto stabile – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – il numero degli ingressi giornalieri in terapia intensiva: la media mobile a 7 giorni si attesta infatti a 45 ingressi/die rispetto ai 42 della settimana precedente

In Italia quasi l’84% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale

Al 30 marzo l’85,6% della popolazione (50.723.408) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+20.976 rispetto alla settimana precedente) e l’83,9% (49.744.767) ha completato il ciclo vaccinale (+56.309 rispetto alla settimana precedente). Mentre le coperture con almeno una dose di vaccino risultano sempre variabili nelle diverse fasce d’età (dal 99,4% degli over 80 al 37,4% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto l’88,9%, nella fascia 70-79 l’87,8% e in quella 60-69 anni l’84,6%.

Scendono invece a 34 le province con incidenza superiore a 1.000 casi per 100.000 abitanti. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, al momento attuale è difficile fare previsioni sulla diffusione del virus nel Paese sia per “l’eterogenea situazione a livello regionale” e sia perché “nelle grandi Regioni del Nord, dove risiede oltre un terzo della popolazione italiana, non si vedono al momento segnali di consistente circolazione virale”.

Considerazioni sulla fine dello stato di emergenza

In merito alla fine dello stato d’emergenza Cartabellotta ha lanciato un allarme: “Ormai da tempo le narrative della politica e le percezioni della popolazione tendono a identificare la scadenza dello stato di emergenza con la fine della pandemia, che ovviamente non può coincidere con una scadenza burocratica“. A questo proposito il presidente della Fondazione Gimbe sottolinea come al 30 marzo si siano registrati oltre mezzo milione di nuovi casi in una settimana. Oltretutto gli oltre 1,26 milioni di positivi negli ultimi 14 giorni hanno determinato un aumento di 1.500 posti in area medica, senza dimenticare i quasi mille decessi in una sola settimana. Per questo motivo è giusto guardare al futuro con fiducia e ottimismo, ma mantenendo prudenza e responsabilità viste le incertezze sulle possibili nuove varianti e la durata della copertura vaccinale.

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