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Il neo Presidente Coldiretti Torino: “Occorre stare vicino ai soci”

Bruno Mecca Cici, 37 anni allevatore di razza bovina Piemontese a Leinì, è il neo Presidente di Coldiretti Torino, nominato lo scorso 6 giugno succede a Sergio Barone. Il Presidente è in macchina quando mi parla degli obiettivi e dei primi passi che muoverà come nuovo leader dell’associazione agricola. Una chiacchierata veloce, ma ricca di contenuti, dalla quale traspare la freschezza e la determinazione di Mecca Cici.

Presidente, quali saranno i primi passi che segneranno il suo quinquennio?

“Viviamo un momento economico-sociale difficile che si ripercuote anche sul il mondo agricolo. La prima cosa che farò è andare in giro a sentire le voci dei soci. Capire cosa è meglio per loro, cosa si aspettano è per me fondamentale. Occorre stare vicino ai soci”.

A proposito del periodo difficile che stiamo attraversando, come si possono contrastare le speculazioni ed i rincari delle materie prime derivanti il conflitto russo-ucraino?

“Questa è la parte più difficile perché viviamo degli errori del passato. Decentralizzare le produzioni ha portato ad un aumento dei costi delle materie prime, la maggior parte delle quali provengono dalla zona attraversata dal conflitto. Si rende quindi necessario un piano che metta in campo le forze di tutte le parti in gioco – dalla politica ai consorzi agrari – e che si lavori con lungimiranza per disegnare contratti che coprano i costi della produzione agricola.

La prima strada da percorrere per contrastare le speculazioni sono quindi i contratti di filiera. A tal proposito Coldiretti ha già stretto alleanze con alcuni gruppi industriali e realtà delle Gdo con l’obiettivo di produrre cibo di qualità per i consumatori e recuperare reddito per gli agricoltori. In Italia, su richiesta di Coldiretti, per rispondere al caro materie prime sono stati sbloccati 200mila ettari di terreni che erano a riposo. Solo in Piemonte sono oltre 17mila gli ettari che tornano a produrre”.

Molti giovani trovano difficoltà nell’inserirsi nel mondo dell’agricoltura. Come è possibile aiutarli?

“Fare reddito con l’agricoltura è difficile, per intraprendere questo percorso ci vuole coraggio ed ammiro lo spirito di iniziativa dei giovani. I ragazzi si trovano ad investire somme ancora prima che l’iter dei bandi, che sono quinquennali, glieli assegnino. Ora, i bandi sono fermi e fino al 2023 rimarranno in essere, tuttavia si deve lavorare fin da ora per il futuro. Bisogna pensare un piano di sviluppo rurale, snellire la burocrazia e fare in modo che i soldi arrivino in tempi adeguati. Uno snellimento burocratico che si rende necessario anche per il problema dei cinghiali, che richiede forti iniziative per essere risolto”.

Un’ultima domanda, Presidente. Cosa pensa del costante consumo di suolo?

“Viviamo in un paradosso. L’attenzione dei media che dipingono un quadro agricolo in difficoltà nell’approvvigionamento è alta, ma la politica sembra dimenticarsi di questo aspetto. Le faccio un esempio: la variante 460 Lombardore-Front, progettata trent’anni fa, ha oggi ricevuto i fondi PNNR per il completamento. Ma è un progetto vetusto e non si interrogano tutte le parti per meglio comprendere le necessità complessive. Non siamo contro il progresso, ma il bene di uno non deve creare il male dell’altro. Per le opere indispensabili bisogna non consumare nuovo suolo fertile, non depauperare i terreni agricoli”.

Jessica Scano
Jessica Scano
Classe 1993, laureata in Scienze della comunicazione all'Università degli studi di Torino, giornalista pubblicista. La passione per il giornalismo la spinge a frequentare la Scuola di giornalismo e relazioni pubbliche Carlo Chiavazza di Torino. Ha svolto attività di ufficio stampa ed ha collaborato con diverse realtà del territorio, dalla carta stampata alla radio.

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